Finalmente una buona notizia; il governo Prodi ripristina il falso in bilancio com’era prima di Berlusconi, autore della controriforma del 2002 che di fatto cancellava per legge il reato di cui lui stesso era imputato. E che, come scrisse la bibbia del capitalismo mondiale, “The Economist”, «farebbe vergognare anche una repubblica delle banane». Per i reati futuri non leggeremo più sentenze di assoluzione con l’imbarazzante formula «il fatto non è più previsto dalla legge come reato». Tutti i veri liberali, sempre pronti a tirar fuori dal taschino il “modello americano”, dovrebbero esultare. O magari chiedere - come fa Giacomo Lunghini sul “Sole 24 ore” - che la nuova legge venga ritoccata per farvi rientrare le sanzioni previste dalla 231/2001 sulla responsabilità penale delle società (pare che il testo del governo se la sia scordata). Invece il cosiddetto “liberal” Franco Debenedetti, ex senatore Ds, mette il lutto. E straparla sul “Corriere della sera” di «riforma giacobina» perché «l’aumento delle pene consente l’uso di intercettazioni e di altri strumenti della demagogia penale». Ma le intercettazioni non sono giacobine (ai tempi della Rivoluzione francese non c’erano telefoni né microspie): sono un prezioso mezzo investigativo per scoprire i reati, soprattutto quelli invisibili che si consumano nelle segrete stanze. Tant’è che negli Usa, non nella Francia di Robespierre, anche la Sec (la versione seria della nostra Consob) può disporre intercettazioni per smascherare i reati finanziari. Che senso ha prevedere un fatto come reato, se poi non si forniscono ai controllori gli strumenti per scoprirlo? Debenedetti lamenta poi la scomparsa delle «soglie minime al di sotto delle quali la punibilità era esclusa». Rimpiange la norma più tragicomica della legge berlusconiana, che consentiva il falso in bilancio in “modica quantità” (come per la droga, per uso personale): fino al 5 per cento del risultato d’esercizio, fino al 10 delle valutazioni e fino all’1 per cento del patrimonio netto. Una franchigia enorme, che permetterebbe all’Eni di stornare ogni anno fondi neri fino a 190 milioni di euro, alla Pirelli fino a 140, all’Eni fino a 400, alla Fiat fino a 80 e alla Fininvest fino a 40. Quanto basta, volendo, per mantenere a suon di mazzette la classe politica di tutta Europa. L’ex senatore teme pure «l’ingolfamento degli uffici giudiziari». Ma, se pensa che l’aggravio sarà così enorme da sovraccaricare i tribunali già oberati da 3 milioni di nuovi processi all’anno, vuol dire che ha notizia che migliaia di aziende hanno i bilanci falsi; il che basta e avanza a giustificare la riforma Prodi come sacrosanta. Se poi gl’imprenditori temono le manette, le intercettazioni e l’ingolfamento dei tribunali, hanno un sistema semplicissimo per scongiurare i rischi: non truccare i bilanci.
SIGNORNÒ
MARCO TRAVAGLIO
L’espresso (15 novembre 2007)
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