lunedì 19 novembre 2007

Bello, onesto, emigrato in Australia...


Il più bel libro mai scritto su Bellachioma (a proposito: è ora di rinfoltire un po') è la biografia non autorizzata di Giuseppe Fiori. Ha un solo difetto: s'intitola «II grande venditore», mentre tutti sanno che il Cavaliere è, sì, bravo a vendere, ma molto più a comprare. O meglio, lo era. Ora la notizia che il senatore Nino Randazzo - 75 anni, originario di Salina, emigrato tanto tempo fa in Australia, già direttore del quotidiano Il Globo, da cui s'è dimesso l'anno scorso per evitare il conflitto d'interessi quando è stato eletto con la Margherita nel collegio Asia-Africa-Oceania-Anttartide - ha respinto le sue avances, rischia di rovinargli la piazza. Anzitutto perché un giornalista italiano, per quanto emigrato, che non si fa comprare da Berlusconi è una rarità: in Italia ci sono giornalisti che si vendono ancor prima che qualcuno li compri (pagherebbero per vendersi, come diceva Victor Hugo). E poi perché le offerte del Cavaliere, di solito, non si possono rifiutare. Infine perché le motivazioni del «no» di questo galantuomo d'altri tempi, dopo la «colazione di lavoro» a Palazzo Grazioli, devono avere sconvolto il nostro ometto di Stato, abituato a misurare tutto in moneta sonante: «Gentilissimo presidente - gli ha scritto Randazzo - nel ringraziarla per la squisita ospitalità, le ribadisco la mia ferma convinzione a non venir meno all'impegno preso con la base popolare che mi ha eletto». Ah, i bei tempi in cui nessuno resisteva alle profferte berlusconiche. Arrivava in cantiere la Guardia di Finanza? Lui prendeva il capopattuglia Massimo Berruti, gli raccontava un sacco di balle, quello se le beveva e poi andava a lavorare alla Fininvest. I finanzieri tornavano in Fininvest anni dopo? L'apposito manager Sciascia allungava loro una bella mazzetta da 100 milioni, così a quelli si appannava la vista e giravano i tacchi. I giudici scoprivano la tresca? L'apposito fratello Paolo correva in Procura a confessare (ai giudici bastava guardarlo in faccia per capire che non aveva fatto nulla: non apposta, almeno). I pretori sequestravano gl'impianti delle tv Fininvest fuorilegge? L'amico Bettino rientrava precipitosamente da una visita di Stato a Londra e faceva un decreto su misura. Qualcuno proponeva una vera legge antitrust? Bettino ne imponeva una finta, spalleggiato da Forlani e Andreotti, poi riceveva in Svizzera 23 miliarducci dall'amico Silvio. E come dimenticare i bei tempi in cui l'Alitalia spostava le rotte aeree da Segrate ancora deserta, dirottandole su un centro già abitato, per non disturbare la futura Milano 2 che ancora non esisteva? Per non parlare di quando il giudice Vittorio Metta prese la Mondadori dalle tasche di De Benedetti e la trasferì in quelle di Berlusconi, mentre gli avvocati della Fininvest - Previti, Pacifico e Acampora - si sdebitavano col giudice a botte di 400 milioncini: gli scrivevano persino la sentenza, perché non dovesse faticare troppo. Quando poi lasciò la magistratura, l'ex giudice trovò un lavoro ben pagato nello studio Previti, per sé e per la figliola Sabrina. Ah, i bei tempi in cui Dell'Utri pretendeva 700 milioni in nero da un imprenditore, quello non pagava nemmeno sentendogli dire «abbiamo uomini e mezzi per farle cambiare idea», poi gli capitò in casa il capomafia di Trapani, Vincenzo Virga, per convincerlo. Ora non è più così. Ora il già irresistibile Silvio, a 71 anni, comincia a trovare pane per i suoi denti, il grande seduttore non seduce più, il grande comunicatore non comunica più, il grande compratore non trova più nessuno da comprare, forse perché quelli comprabili li ha già comprati. E non c'è più nemmeno uno stalliere da mandare in giro a persuadere i riottosi. Magari il governo cadrà lo stesso, perché la maggioranza è un'armata Brancaleone: ma Bellachioma non potrà rivendicarne il merito, perché la poderosa campagna acquisti, che per mesi ha alimentato le leggende dei Minzolini e degli altri retroscenisti di corte che giuravano sui 5 anzi 10 anzi 15 senatori ingaggiati dal loro idolo, è miseramente fallita. Vien da sorridere, semmai, per l'inesauribile masochismo dei centrosinistri, che continuano a offrirgli il dialogo mentre lui tenta di comprargli i senatori; che seguitano immarcescibili ad assecondarlo sulla ridicola norma «antiribaltone» mentre lui prepara il ribaltone. E lo fanno pure gratis.
ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità
(14 novembre 2007)

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