domenica 11 novembre 2007

Baciamolemani

Ieri Il Giornale di Mario Giordano, al cui confronto quello di Belpietro era un bel giornale, si faceva beffe, per la penna del suo direttore, di Romano Prodi. Il quale, due giorni fa, aveva raccontato su Repubblica una sua mattinata in coda all'ufficio anagrafe di Bologna. Le lettere dei politici ai giornali, di solito, sono poco interessanti. Così come quelle dei loro portavoce e delle loro consorti. In questo periodo, poi, qualunque cosa faccia un politico suona vuoto e stonato. Il fatto strepitoso è che Il Giornale trovi vuoto e stonato soltanto quel che fa l'Unione: non si ricorda, a memoria d'uomo, non dico una critica, ma nemmeno un pigolìo men che encomiastico su qualche leader del centrodestra. Salvo, si capisce, quando qualche leader del centrodestra osa sporgersi un po' oltre il filo spinato tracciato dal Cavaliere. L'altro giorno il Cavaliere presenziava al Bagaglino allo spettacolo «Vieni avanti cretino». Lui è venuto avanti. Ha raccontato barzellette sul palco. Ha spiegato che era lì perché «l'avevo promesso all'amico Pino Insegno» (ah, i bei tempi in cui parlava con l'amico Putin e l'amico Bush!).
Poi, fra una battuta e l'altra, ha commentato la morte della signora Reggiani: «Mi dispiace moltissimo». L'avesse fatto Prodi, sai le risate, i frizzi e i lazzi. Invece si trattava del padrone, e il Giornale ha registrato la notizia con freddezza anglosassone. Noi comunque siamo grati alla nuova direzione perché, dopo anni di sconfinamenti nel campo del giornalismo - magari fazioso, ma giornalismo - il Giornale ha rapidamente imboccato la via della satira.
Lunedì scorso allegava un inserto patinato in «edizione gold» dal titolo «Dossier Sicilia. Rivista di analisi su economia e impresa» a cura de «II Circolo di Milano» fondato da Dell'Utri. Consigliamo ai fortunati possessori di leggerlo dopo la cattura di Lo Piccolo, perché è difficile restare seri. In copertina, il faccione inutilmente sorridente del sindaco forzista di Palermo, Diego Cammarata. All'interno, un'intervista di 6 pagine al sindaco Cammarata, sobriamente corredata da 11 foto del sindaco Cammarata: il sindaco che ride, il sindaco che gioca a pallone, il sindaco che incontra il vescovo, il sindaco che pianta un chiodo col casco da operaio, il sindaco che si mette gli occhiali, il sindaco che distribuisce uova di Pasqua, il sindaco che omaggia la statua di Santa Rosalia, insomma roba forte. Seguono, tra una pubblicità e l'altra, una serie di sapide interviste con le più celebri glorie della Sicilia: l'on. avv. Giulia Bongiorno (che ripete la balla dell'assoluzione di Andreotti), l'avv. sen. Renato Schifanila Sicilia per me è un luogo dell'anima»), l’on. Enrico La Loggia («pur nella perdurante complessità dialettica delle contrapposte coalizioni»), il presidente del Catania Antonio Pulvirenti, e poi assessori, imprenditori, commercianti, ingegneri, architetti, capicantiere, asfaltatori, cementificatori, albergatori, rettori, proprietari di cliniche private, ma soprattutto avvocati, molti avvocati. Nelle 200 pagine del dossier non c'è un titolo, o un sommario o una didascalia che riporti la parola «mafia». Una volta compare, di sfuggita, il termine «racket», un'altra volta «illegalità». Come nei discorsi dei procuratori generali di una volta, che Giovanni Falcone collezionava perché riuscivano a parlare per ore inaugurando gli anni giudiziari senza mai nominare Cosa Nostra.
E dire che, proprio alla vigilia dell'uscita dell'inserto, il rapporto Confesercenti aveva segnalato come la Mafia Spa sia, per fatturato, la prima azienda d'Italia. Figurarsi in Sicilia. Ma pareva brutto citare la mafia proprio sul giornale di Dell'Utri: come parlare di corda in casa dell'impiccato. Anche quando il presidente dell'Apindustria di Catania si lascia sfuggire un accenno al pizzo, il titolista traduce in dellutrese perfetto: «La burocrazia ci penalizza». Come diceva Johnny Stecchino, i veri problemi in Sicilia sono lo scirocco e il traffico. Per non parlare della burocrazia, signora mia. Splendido lo speciale «Sposarsi in Sicilia», dove non avrebbero sfigurato le foto delle nozze di Francesco Campanella, braccio destro di Provenzano, che nel 2000 si sposò con due testimoni d'eccezione: il futuro ministro della Giustizia Clemente Mastella e il futuro governatore Totò Cuffaro. E poi due pagine di pubblicità del ristorante «Baciamolemani». Più che un ristorante, un programma politico.

ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità
(6 novembre 2007)

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