sabato 27 ottobre 2007

Se il delitto di Garlasco conta più della mafia

Gianfranco Micciché si è sfogato. «Ma che tristezza arrivare a Palermo e trovare l’aeroporto intitolato a Falcone e a Borsellino, che immagine negativa trasmettiamo subito». I giornali l’hanno definita una gaffe. Il fondatore di Fi in Sicilia ha ritirato la frase, come usa in simili casi. Il balletto dell’ipocrisia può continuare. Micciché è l’allievo, braccio destro, fiduciario di Marcello Dell’Utri. Lo stesso che alla domanda fatidica «esiste la mafia?» rispose: «Come diceva Luciano Liggio, se esiste l’antimafia dovrà pur esistere la mafia». Poi si scusò anche lui.
E, ancora, si scusò l’ex ministro Pietro
Lunardi, per aver dichiarato che con la mafia «bisogna convivere». Si scusano tutti con l’aria un po’ annoiata dell’ospite che riconosce di aver infranto una regola di galateo. Capisci subito che quando voltano le spalle alla telecamera gli scappa da ridere. Poi riprendono serenamente a convivere con la mafia, senza dirlo.
Convivere con le mafie è quanto accade in tutta Italia. La lotta alla criminalità organizzata ha smesso di essere una priorità. Totò Riina e Bernardo Provenzano sono in carcere, omicidi eccellenti non ce ne sono, che volete di più? In una repubblica televisiva dove l’agenda sociale è decisa dai palinsesti, la mafia ormai conta meno della microcriminalità, dei delitti di Erba o di Garlasco. Nell’ondata di moralismo antipolitico c’è posto per le auto blu, ma non per la lotta ai clan. Fra l’altro, si smentirebbe il presupposto ideologico della superiorità etica del popolo rispetto al ceto politico. All’ultimo voto, i siciliani potevano scegliere fra Rita Borsellino e Totò Cuffaro e non c’è siciliano che non conosca la differenza fra i due in tema di mafia. Cuffaro ha vinto con i due terzi.
La pace mafiosa, a Palermo o a Reggio Calabria, non ha bisogno di pallottole: nessuno si oppone al trionfo di una borghesia mafiosa che gode di larghi consensi e protezioni non solo politiche ed economiche, ma anche mediatiche. Della Calabria, terra della mafia più ricca, la ‘ndrangheta, si parla soltanto se incendiano i boschi silani o se Mastella manda gli ispettori.
Non si hanno notizie della Commissione
parlamentare antimafia da quando scrivemmo che erano riusciti a farci entrare Cirino Pomicino e Alfredo Vito. Le Procure di Palermo stanno per essere smantellate. Il silenzio è d’oro per la borghesia mafiosa. Certo, quel nome sul glorioso aeroporto di Punta Raisi, che fu negli anni ruggenti il principale snodo del traffico di eroina mondiale, può dare fastidio. I tempi non sono del tutto maturi per cambiarlo, ma di questo passo, prima o poi, ci si arriverà.
contromano
di CURZIO MALTESE
IL VENERDÌ
DI REPUBBLICA (19 OTTOBRE 2007 )

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