mercoledì 17 ottobre 2007

Disgrazia e Ingiustizia

L’ avvocato Taormina, o meglio “gli avvocati Taormina” come lo chiama Michele Serra, è furibondo. La Cassazione, come già il Riesame, ha bocciato l’inchiesta della Procura di Tivoli sui presunti casi di pedofilia nella scuola di Rignano. E lui, che difende una vittima dei presunti abusi, dunque è colpevolista, non è d’accordo. Ma non si limita a dissentire, come è suo diritto fare: denuncia la Cassazione perché, con la sua “sentenza sconcertante”, “viola la legge trasformandosi in investigatore e indicando la via che dovrebbe riguardare chi fa l’indagine”. Soltanto un paio d’anni fa attaccava i giudici di Aosta e di Torino perché sulla signora Franzoni, sua assistita, erano colpevolisti, mentre lui era innocentista. E non si limitava a criticarli: li denunciava perché, anche allora, facendo il contrario di quel che ha fatto ieri la
Cassazione
, “violavano la legge”. Qualunque giudice dissenta da Taormina è un delinquente. E non è facile star dietro alle evoluzioni di questo Fregoli del Foro.
Nel ‘96, per esempio, dava per scontata la colpevolezza di Previti nel caso Imi-Sir (“mai visto una parcella di 21 miliardi di lire”) e chiedeva le dimissioni di Berlusconi. Poi entrò in Forza Italia e nel 2001 chiese” l’arresto in flagranza” dei giudici di Milano che osavano processare Berlusconi e Previti. Poi entrò nella commissione Telekom Serbia e, in base alle attendibilissime rivelazioni di Igor Marini pretese l’arresto di Prodi, Fassino e Dini. E così via. Se fosse un caso isolato, la questione riguarderebbe soltanto lui, e morta lì. Ma non è così. Ieri, al processo per la strage di Erba, i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi che pochi mesi fa avevano confessato di avere sterminato quattro persone, hanno ritrattato tutto proclamandosi innocenti. E la confessione? “Siamo stati costretti dai giudici”.
Nemmeno questo è un caso isolato: ritrattare e prendersela con i giudici e la polizia che estorcerebbero confessioni col “tintinnio di manette” è un andazzo sempre più diffuso, soprattutto da quando, nel 1999, il Parlamento approvò l’incredibile legge costituzionale del ”giusto processo” (articolo 111), che rende carta straccia le dichiarazioni rese dinanzi al pm per il sol fatto che chi le ha rese non va a ripeterle, o le ritratta, dinanzi al giudice. Eppure l’esperienza insegna che quanto si dice nell’immediatezza dei fatti è molto più attendibile di ciò che si dichiara dopo anni. Ma la domanda è: dov’erano gli avvocati dei coniugi Romano quando i magistrati e i poliziotti li violentavano per farli confessare? Dov’erano quando hanno firmato i verbali con le confessioni? E con quale faccia possono presentarsi oggi a sostenere il contrario di ciò che avevano sottoscritto solo 6 mesi fa? Il massacro berlusconian-unionista della giustizia, le leggi ad personam di ieri e quelle ad personas di oggi, i processi domestici a Porta a Porta e a Matrix hanno prodotto questo sfascio che investe la credibilità di tutti i soggetti in campo.
Oggi anche la magistratura rischia, avvitata nei corporativismi correntizi, di finire nello stesso calderone della casta politica: l’isolamento di magistrati come De Magistris e Forleo, nei loro uffici prim’ancora che tra le istituzioni, ne è l’emblema più evidente. Solo due anni fa, dinanzi agli attacchi politici, alle ispezioni ministeriali, alle azioni disciplinari e alle indagini penali contro Boccassini e Colombo, i colleghi e il sindacato (l’Anm) non facevano mai mancare sostegno e solidarietà. Oggi De Magistris e Forleo, rei di indagare su destra e sinistra, vengono attaccati da destra e da sinistra solo per aver osato raccontare la propria esperienza ad Annozero. Il tutto nel silenzio assordante dell’Anm e della categoria. Domani la Forleo dovrà difendersi in un processo per aver osato bloccare i poliziotti che pestavano un marocchino. Se li lasciava completare l’opera, l’encomio solenne non glielo levava nessuno.

ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità
(11 ottobre 2007)

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