Adesso gli italiani dell’antipolitica esagerano con i loro capricci e le loro persecuzioni. Si sono messi a chiamare satira le più ostentate forme di diffamazione e conformismi servili i più elementari riconoscimenti dei meriti altrui. Per gli italiani dell’antipolitica un comico parolaio e voltagabbana è infinitamente meglio di Romano Prodi, quotidianamente invitato a levarsi dai piedi. Lo rimpiangeranno, se ne pentiranno, è stato un amministratore onesto e avveduto del bene pubblico, ha governato saggiamente le aziende di Stato, ha diretto saggiamente l’Unione Europea, ha una moglie esemplare, una famiglia che è l’esempio delle meritocrazia e si è sobbarcato il governo di un Paese dove il governare più che difficile è inutile.
Ogni giorno deve sorbirsi, e lo fa con infinita pazienza, gli insulti dei più malfamati cittadini della Repubblica, quelli che corrompono i giudici, rubano e gozzovigliano. Non sopportano neppure, questi antipolitici perversi, che vada in bicicletta, che passeggi, che indossi una tuta sportiva. Lo odiano senza ragione. Se socchiude gli occhi dicono che dorme, se riflette prima di parlare dicono che è rimbecillito, se fa una donazione regolare ai figli lo accusano di ingiusto privilegio. Non vogliono sentir ragione, appena lo vedono si mettono a gridare, anche se è evidente che il suo predecessore era un fenomeno da baraccone.
Gli tiene compagnia nella colonna infame Walter Veltroni. È il candidato alla guida del Partito democratico. La sua colpa è di avere troppe virtù per essere perdonato dagli invidiosi e dai mascalzoni. È intelligente, onesto, uomo di lettere, oratore eccezionale. Ma essendo uno che ha tutto per piacere al prossimo, per deriderlo lo chiamano piacione.
Non conosco tutti i componenti dell’attuale governo, ma la media mi pare senza dubbio migliore dei precedenti. I governi precedenti sono stati il peggio che un Paese civile possa avere. Quello attuale è un governo di salute pubblica, chiamato a riparare i guasti del berlusconismo: l’assalto alla giustizia, l’elogio dei corruttori, la rivoluzione dei ricchi sempre più ricchi e la rassegnazione dei poveri sempre più poveri, la resa alla società paramafiosa, la linea delle palme risalita fino alle Alpi. Considero con terrore l’eventualità che questo governo cada e consenta il ritorno del capitalismo più becero che la storia del Paese abbia conosciuto, il ritorno a un parafascismo che sembra un richiamo irresistibile per l’informazione revisionista.
fatti nostri
di GIORGIO BOCCA
IL VENERDI' DI REPUBBLICA (12 ottobre 2007)
domenica 21 ottobre 2007
Difendo Prodi dagli avventurieri dell’antipolitica
Etichette:
antipolitica,
berlusconi silvio,
prodi,
veltroni walter
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
1 commento:
Non gli si può dare torto.
Tutti quelli che hanno votato per questo governo si aspettavano qualcosa di più, chi in un campo chi in un altro. Personalmente mi aspettavo più coraggio nel ripristino della legalità (legge seria sul conflitto di interessi, legge elettorale decente, Rete4 sul satellite, ecc.). Tutto sommato però, vedendo il delicato equilibrio sul quale si regge il governo mi meraviglio di quello che riesce a fare e sono francamente ammirata di come Prodi riesca sempre a far ragionare insieme le varie parti del governo che tirano in direzione opposta. Certo che ci potrebbe essere di meglio ma rimane un miracolo.
Posta un commento